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📍 Dracy-lès-Couches

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La chiesa di Saint-Maurice a Dracy-lès-Couches fu ricostruita intorno al 1715.

La chiesa di Saint-Maurice a Dracy-lès-Couches fu ricostruita intorno al 1715. Prima del 1789, Dracy e Saint-Maurice avevano una chiesa e un cimitero comuni. Come gran parte del villaggio, la chiesa è costruita nella roccia.

La prima costruzione, intrapresa dal conte Pierre de Berbis nel 1715, era dedicata a Saint-Claude. Fu ribattezzata Saint-Maurice nel 1826, quando il marchese de Grammont costruì la navata centrale; successivamente furono aggiunte le navate laterali in legno. Nel 1837, il conte di Villers-la-Faye aggiunse l'attuale campanile. Nel 1869, il marchese de Laubespin fece ampliare le navate laterali della navata centrale per formare le attuali navate laterali, sostituendo i pilastri in legno che sostenevano la volta con colonne in arenaria con capitelli modanati. Nel 1875, grazie alla marchesa de Laubespin, fu eseguito un abbellimento completo da parte di un pittore italiano. Nell'arco di un secolo e mezzo sono state effettuate cinque trasformazioni.

Quando si entra nella chiesa, si rimane sorpresi dai dipinti del XIX secolo. Soprattutto la grande volta blu, restaurata nel 2000. Secondo il canonico Grivot, è una delle poche chiese in Borgogna ad aver conservato i dipinti della fine del XIX secolo, il che la rende un piccolo gioiello di arte sacra, insospettabile dall'esterno.

Nel coro: la volta è ornata da un medaglione con il Cristo dai capelli biondi e dagli occhi azzurri (una rappresentazione tipica del XIX secolo). È circondato dai quattro evangelisti:

- San Matteo con un uomo (alato), poiché il suo Vangelo inizia con la genealogia di Cristo.

- San Marco con un leone, che evoca il deserto dove predicava Giovanni Battista.

- San Luca con un toro, che ricorda i sacrifici nel Tempio, dove inizia e finisce il terzo Vangelo.

- San Giovanni con un'aquila, per la sublime elevazione del suo prologo "In principio era il Verbo". (Si dice che l'aquila sia l'uccello che vola più in alto nel cielo e l'unico che può guardare il sole in faccia).

Le vetrate della navata, trattate quasi in grisaglia, provengono tutte dallo stesso laboratorio: Porcherot, situato a Digione.


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